Ti è mai capitato di scrollare Instagram, vedere il profilo di una collega e sentire quel pugno nello stomaco? Lei che mostra aperitivi sul rooftop, weekend alle Maldive, ristoranti stellati. E tu lì, seduta al tavolo della cucina con il caffè del moka, a chiederti dove stai sbagliando.
Benvenuta nel club della paragonite acuta, quella malattia che colpisce noi professioniste quando ci dimentichiamo che Instagram è una vetrina, non un bilancio consuntivo.
Ma c’è una buona notizia: puoi uscirne. E no, non serve chiudere i social o fare finta che non ti tocchi. Serve fare reframing, cioè dare una cornice diversa a quello che vedi, contestualizzarlo, riportare tutto alla realtà. Così da smetterla di sentirti inadeguata e tornare in posizione di potere.
Non è tutto oro quello che luccica (spoiler: spesso è ottone)
Prima verità scomoda: non è detto che la tua competitor che ostenta lusso fatturi cifre da far impallidire il tuo commercialista. Potrebbe tranquillamente fatturare qualche migliaio di euro in più di te. Solo che…
Vive in un paesino del Centro Italia o del Sud, magari con un partner che ha uno stipendio fisso e discreto. Il mutuo o l’affitto? Un terzo di quello che paghi tu se vivi a Milano, Bologna o Torino. Le bollette? Divise in due. Il risultato? Le rimane molto più netto, semplicemente perché le spese sono minori e condivise. Stessa fattura, vita diversa. Oppure, e giuro che l’ho visto più volte di quanto mi aspettassi, vive ancora con mamma e papà. Contribuisce alle spese di casa, certo, ma non in maniera significativa. Risultato? Le rimane quasi tutto il netto da spendere come vuole. Viaggi inclusi.
Le domande che cambiano la prospettiva
Quindi, prima di continuare a flagellarti davanti al feed patinato della collega, fermati e fatti queste domande:
- Quanto fatturi tu?
- In che zona d’Italia vivi? È costoso viverci?
- Vivi da sola o con un partner? E se vivi con qualcuno, come dividete le spese?
- Hai figli da mantenere? Perché i costi di un figlio non sono esattamente opzionali.
Ora immagina: se tu vivessi in un borgo tranquillo, con un affitto che è un quarto di quello che paghi ora, con qualcuno con cui dividere tutte le spese, senza figli, quanto ti rimarrebbe in più rispetto a ora?
Ecco. Questo è reframing. Stai confrontando mele con arance e ti stai dando addosso per niente.
E se invece fosse davvero oro quello che luccica?
Ok, scendiamo dal pero. Mettiamo che la tua competitor fatturi davvero 70K all’anno, viaggi sul serio, e il lusso che mostra sia autentico. Anche qui, il reframing ti salva dal baratro dell’inadeguatezza. Perché dietro quei numeri c’è sempre una storia.
Scenario 1: i dieci anni di gaverna
Fattura 70K annui, sì. Ma ha aperto la sua attività dieci anni fa. Dieci anni. Pensa a cosa significa: dieci anni di tentativi, fallimenti, notti insonni, clienti che spariscono, progetti che non decollano, momenti in cui ha pensato di mollare. E poi la svolta, l’assestamento, la costruzione lenta e ostinata di una reputazione.
Tu da quanto hai aperto il tuo business? Sei al secondo anno? Al terzo? E ti aspetti già di essere dove lei è arrivata dopo un decennio? Dai, facciamo pace con il tempo.
Scenario 2: ha investito una barca di soldi
Ha lanciato il business da pochi anni e fattura già 70K annui. Wow, brava lei. Ma sai quanto ha investito? Migliaia e migliaia di euro in formazione, mentoring, consulenze strategiche, strumenti. Ha comprato tempo, competenze, scorciatoie intelligenti. Ha accelerato un percorso che altrimenti avrebbe richiesto anni.
Tu quanto hai investito nel tuo business? E per quanto tempo? Perché se investi 500 euro all’anno in un corso ogni tanto, non puoi aspettarti gli stessi risultati di chi ha speso 10.000 euro in due anni per farsi seguire passo passo.
Non esistono scorciatoie (ma esistono acceleratori)
Certo, ogni tanto salta fuori la storia della collega che ha fatto il botto subito, che è esplosa in tre mesi, che ha avuto il colpo di fortuna. Succede. Ma una carriera solida, quella che tiene nel tempo, non si regge sulla fortuna. Si regge su reputazione, strategia, coerenza. E su una buona dose di resilienza.
Il successo che vedi, quello vero, non la verniciata su Instagram, è sempre frutto di fatica e coraggio. Sia che la professionista abbia scelto di fare tutto da sola, imparando a suon di cadute e rialzate. Sia che abbia scelto di farsi aiutare, mettendo sul tavolo migliaia di euro per accorciare i tempi, che è una scelta che fa paura e richiede fegato.
Ora sei nel tuo potere. Come lo userai?
Hai fatto il tuo reframing. Ora guardi il profilo patinato della competitor e capisci il contesto. Vedi il gap, ma lo vedi per quello che è: non una condanna, ma una mappa.
Sai dove sei tu. Sai dove vuole arrivare. E soprattutto sai che il viaggio di qualcun altro non è il tuo. Non ha le tue condizioni di partenza, non ha i tuoi vincoli, non ha la tua storia.
Quindi, la domanda vera è: ora che sei tornata padrona della tua prospettiva, che fai?
Continui a scrollare e a sentirti piccola? O scegli di mettere a fuoco dove vuoi andare tu, investire su di te, costruire il tuo percorso con la tua velocità? La paragonite passa quando smetti di guardare la vita degli altri e torni a costruire la tua.


